L’arte di cavarsela (2011)
19 gennaio 2012

DRAMMATICO – DURATA 84′ – USA
Il taciturno e solitario George sta frequentando l’ultimo anno del liceo. Il ragazzo non ha mai brillato negli studi per via del suo innato fatalismo che lo porta a non credere nelle proprie capacità, è bravo nel disegno ma non ritiene che ciò possa garantirgli un futuro. La progressiva amicizia con Sally, compagna di un corso scolastico molto popolare ed estroversa, porterà il giovane a…
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6 Commenti, Lascia un Commento
prezioso. un gioiellino da vedere…
19 gen, 2012 - 15:57
oddioo…come diavolo a fatto in così pochi anni a diventare un gigante??l’unica cosa che non è cambiata è la testa,praticamente sembra il bambino della fabbrica di cioccolato che cammina sui trampoli.
lasciando perdere le mie elucubrazioni mentali
il film è proprio stupido,insomma la tipica commediola da teenager,non c’è molto da recensire e nemmeno da vedere.
-_-”
19 gen, 2012 - 20:54
veramente bel film da vede consiglio da tutti a vedere il film
20 gen, 2012 - 12:07
Per chi vorebbe rivivere i poroblemi esistenziali de son Ado..si, altro, no lo so..comunque son troppo cresciuto per questi stronzate..sigh.
20 gen, 2012 - 23:09
“dallo studio che ha prodotto Juno”
garanzia di cagata, insomma…
quel film era insopportabile
20 gen, 2012 - 23:18
L’AMORE IN REGIME DI MORTALITÀ: VAN SANT VS WIESEN
Lo straordinario stile artistico di Van Sant non gli garantisce di sfornare solo capolavori: il suo referente Bresson c’è riuscito poiché, film dopo film, ha insistito con irrefrenabile approfondimento nello sviscerare gl’argomenti più ardui, l’insostenibile problematicità dei massimi sistemi. Invece Van Sant, dopo “Elephant”, non ha mostrato affatto un’analoga costanza e pervicacia. “Restless” sembrerebbe fare eccezione, il suo preziosissimo merito di trattare con delicato pudore temi tanto atroci, crudi e crudeli induce a pensare, stimola un flusso davvero copioso di riflessioni. Qui il “cancer movie” assurge a metafora dell’intera esistenza: “L’amore che resta”, sì, ma in persistente regime di mortalità, fra l’amore ch’esige e pretende eternità e, forse in un circolo virtuoso, l’amore che, se assoluto e perfetto, potrebbe ottenere e raggiungere l’eternità. Però non c’è stile che tenga quando l’opera è a tesi, la tesi viene espressa nei pochi secondi dell’ultima scena in cui si decanta lo scioglimento della trama, e la tesi è un obbrobrio intellettuale: “Cogliete l’attimo”. Grazie, Maestro, la sua lezioncina di vita, l’appello a tirare a campare a oltranza cercando di cogliere il lato positivo d’ogni situazione, ci sembra d’averla già sentita infinite altre volte e coi toni più assordanti immaginabili: un lavaggio del cervello plurimillenario. Poche immagini conclusive e la montagna partorisce un topolino miserrimo cadendo nel più diffuso degl’errori qual è l’ipotecare il futuro in negativo o in positivo, se non nel nichilismo ottuso allora nell’ottimismo altrettanto ottuso. “Tertium non datur”? Secondo simili autori no, no di sicuro, no mai. Loro sono detentori di Verità & Certezze, appartengono ai Privilegiati cui sono state elargite Scienza Infusa, Palla Di Vetro e Macchina Del Tempo. Perlomeno non è detto, alla faccia loro, che cotanta presunta e presuntuosa autoconsapevolezza costituisca una fortuna.
La riprova è fornita da “L’arte di cavarsela”, film dell’esordiente Gavin Wiesen che affronta l’identica tematica con variazioni sostanziose, sostanziali, decisive. “I guardiani del destino”, George Nolfi 2011: medesima scommessa su un’utopica, rivoluzionaria superaddittività positiva nel rapporto di coppia, ma eliminando sci-fi, action-movie da videogame, ostentazione di filosofemi metafisici e garanzie d’happy ending; “Sacco a pelo a tre piazze”, Rob Reiner 1985: stesso lirismo amoroso però spurgato da romanticaglie narrative estranee alla realtà brutale e impietosa; “Risky Business”, Paul Brickman 1983: analoga capacità di proporre un’intera antropocosmologia camuffandola per trito racconto di formazione adolescenziale e sapendola riassumere in un brano poprock quasi ignoto quanto capo d’opera (“Love on a Real Train” dei Tangerine Dream vs “Here” dei Pavement), solo che stavolta il problema affrontato è il più bruciante e drammatico all’ordine del giorno: allora, esiste o no un valido antidoto al manicheistico dualismo offerto dalla modernità? Sì, qualora ci s’imbatta nell’indecidibilità del postmoderno. “Tutto è possibile”: sicuri-sicuri? Macché, anzi è il disincanto d’una crisi generalizzata e non più negata a svolgere la funzione di molla maieutica, sebbene è con il “forse” finale dei due memorabili giovani protagonisti che possono rialbeggiare scenari altrimenti preclusi per principio. “The Art of Getting By” costituisce il magistrale primo lungometraggio di Wiesen, uscito in anteprima al Sundance Film Festival il 23 gennaio 2011 e miracolosamente provvisto d’ogni pregio e nessun difetto dell’arte indie: proprio come quel primo album dei Pavement, 20 (v-e-n-t-i) anni fa.
26 apr, 2012 - 18:04
Commento per il film “L’arte di cavarsela (2011)”
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